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3 luglio 1999. La scomparsa di Mark Sandman

Posted luglio 2, 2013 by 47no in Culture

Si dice che morire sul palco sia una delle ambizioni più segrete e macabre di tutti i musicisti…
Lasciare questo mondo durante la performance, mentre si fa quello che si ama, quello a cui l’artista ha dedicato la sua intera esistenza.
Morire all’improvviso davanti a migliaia di fan, l’azione che permette il passaggio alla storia, alla leggenda, al mito: mitopoiesi, configurazione simbolica della realtà…
Sarà, ma vi assicuro, non è bello vedere qualcuno stirare le gambe dal vivo già di per sé, figurarsi ad un concerto…
Eppure è quello che tristemente condivido insieme a molte altre persone che si trovavano lì, ai Giardini del Principe di Palestrina quella triste sera di luglio del 1999: l’aver visto Mark Sandman morire mentre faceva quello che amava di più, suonare su un palco.
Sabato 3 luglio 1999, questo “piccolo” festival indipendente in provincia di Roma si apprestava a festeggiare l’anniversario del 10° anno della loro nascita, inconsapevolmente stavano facendo il salto, con umiltà, improvvisazione e tanta passione… Già dalle edizioni precedenti le cose stavano cambiando, New Model Army, Senser, Misery Loves CO., band internazionali, date uniche in Italia, un weekend intero di musica, uno spazio per i gruppi emergenti…
E questo sarebbe stato l’anno più interessante, il sabato i Morphine, band culto della scena underground di Boston, sicuramente una delle più innovative degli anni ’90 che, ormai, volgevano al termine. Il giorno dopo, la domenica, sarebbe stata la volta di una band ancora poco conosciuta, nasceva dalle ceneri dei Kyuss e aveva appena pubblicato il suo primo album omonimo: i Queens of the Stone Age
Sabato 3 luglio 1999, una data che i ragazzi dell’associazione “Nel Nome Del Rock” porteranno sempre nei loro ricordi e nei loro cuori.
Sono passati quattordici anni, la cosa colpì tantissimo anche il sottoscritto, tanto che voglio approfittare di 47Mag per raccontarvela, anzi, farvela raccontare brevemente da chi l’ha vissuta nel backstage, ma anche prima, da Dario, uno dei ragazzi dell’organizzazione.

47Mag: Come mai quell’anno avevate scelto queste due band in particolare?
NNDR: Per quanto riguarda la scelta delle band abbiamo sempre cercato di portare qualcosa di nuovo, al di fuori dei grandi circuiti commerciali e per questo ci siamo quasi sempre rivolti al panorama underground e alla musica di nicchia. Per la scelta dei Queens possiamo dire che abbiamo tentato la fortuna e ci ha detto bene. Seguivamo Josh Homme fin dai tempi dei Kyuss e sapevamo che aveva formato questo nuovo gruppo, ci siamo detti chissà se se la sentono di venire al nostro festival, dopotutto ancora non sono famosi. Per i Morphine è stato un po’ più complicato. Volevamo qualcosa di nuovo e durante gli ascolti in riunione le sonorità della band ci hanno letteralmente stregato, quel sax unito allo slide bass di Mark, quella voce a tratti cupa e potente… Così abbiamo contattato il management a New York, li abbiamo sommersi di fax e telefonate, ben 29 fax (all’epoca le mail non erano ancora molto diffuse). Solo dopo siamo venuti a sapere che uno di quei fax era capitato nelle mani di Mark che aveva detto: “Proviamo ad andare sembra interessante…”.

Morphine

47Mag: Che tipo era Mark Sandman? Che impressione vi fece quando lo incontraste la prima volta a Palestrina?
NNDR: Mark era una persona speciale… Si avvertiva che aveva qualcosa in più… Era molto calmo e sorridente e ti metteva sempre a tuo agio… Me lo ricordo seduto su una panchina nel parco dove si svolgeva il concerto che disegnava e scriveva pensieri sul suo notes. Ricordo anche che mi disse che si vedeva quanto ci piaceva fare il festival, diceva che da tutto traspariva la passione che ci mettevamo.

Morphine

47Mag: Raccontaci come andò quella giornata…
NNDR: Che dire era una giornata fantastica, ricordo che nel pomeriggio ero andato all’hotel a prendere i Morphine per il soundcheck, erano molto carichi ed anche noi lo eravamo, carichi di aspettative per la serata. Dal tardo pomeriggio è iniziato il flusso di pubblico, prima a piccoli gruppi poi sempre di più fino a riempire tutto il campo e anche l’esterno. Si preannunciava un successo in tutti i sensi e così è stato fino alla tragedia. Mark ha annunciato il secondo pezzo in scaletta “Super Sex” e si è accasciato sul palco. Non tutti hanno capito immediatamente quello che era successo, ma per noi che stavamo nel backstage è stato subito chiaro. Ricordo che in meno di un minuto un dottore è salito subito sul palco, ma non ha potuto far altro che constatare il decesso.

Morphine

47Mag: Il giorno dopo sia voi, sia i Queens non volevate continuare, non ve la sentivate, eravate tutti scossi, increduli… Cosa successe esattamente?
NNDR: Si, ricordo che il giorno dopo Josh Homme dei Queens ci disse che lui avrebbe accettato qualsiasi decisione da noi presa in merito allo show, anche loro erano in stato di shock… In effetti noi organizzatori eravamo quasi orientati a sospendere il festival, eravamo distrutti come è comprensibile, ma le parole di Dana Colley amico e collega di Mark ci hanno spinto ad andare avanti. Dana ci disse: “Mark ha sempre vissuto per la musica, sono sicuro che il suo volere è che lo show continui. The show must go on!”. Questo ci disse Dana interpretando il volere di Mark e così fu.

Mark Sandman

Il loro sound era veramente unico… Ricordo che anche per me si preannunciava un weekend ricco di emozioni, avevo appena suonato al Beach Bum Festival di Jesolo con la mia band sullo stesso palco dei Linea77. Tornammo a Palestrina (my hometown) in tutta fretta proprio per vedere i Morphine suonare dal vivo, assaporando già lo stoner dei Queens of the Stone Age previsto per il giorno dopo… “Grazie Palestrina. E’ una serata bellissima, è bello stare qui e voglio dedicarvi una canzone, Super Sex”. Queste furono le sue ultime parole…

Qui sopra potete vedere il trailer del documentario “Cure For Pain. The Mark Sandman Story” uscito lo scorso anno.


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