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Trance: Danny Boyle gira il suo incubo techno. E Rosario Dawnson si spoglia

Posted maggio 7, 2013 by 47no in Culture

Londra – Sto seduto nel bel mezzo della sala in un cinema di Leicester Square. Non è nemmeno mezzogiorno quando capisco due cose: una che Danny Boyle ha girato la sua versione di Inception, due che Rosario Dawnson è una dea. Improvvisamente ogni tensione viene sciolta e ogni indagine sulla trama va a farsi benedire: tutto si ferma in Trance quando sullo schermo arriva l’attrice completamente nuda. Succede due volte.

Il nuovo film di Boyle arriverà con non poco ritardo sugli schermi italiani dove sarà distribuito dalla 20th Century Fox a partire dal 12 Settembre. Il regista di Trainspotting torna nella “City”. Lui che dopo aver sbancato agli Oscar con The Millionaire avrebbe potuto essere ricoperto da tutto l’oro del mondo. Lui a cui Hollywood ha subito offerto un sigaro da venti milioni di dollari e la regia di un nuovo film di James Bond. Lui che ha detto no a tutte queste offerte, preferendo invece chiudersi tra due pareti di roccia per girare il bellissimo 127 Ore. Se quel film si chiudeva verso la luce, Trance impiega esattamente il percorso inverso.

James McAvoy in Trance

James McAvoy all’inferno

Boyle Vs. Nolan
Solo pochi anni fa, Christopher Nolan ha realizzato un sogno pop con Inception, film etichettato alla velocità della luce come capolavoro, a prescindere da leggerezze di trama o problemi di ritmo. Se la tecnica di Nolan è ubriacare di meraviglia i suoi spettatori, Boyle li ubriaca nel vero senso della parola. Perché Trance è un incubo techno, con lo spettatore quasi in costante stato di hangover martellato da una colonna sonora invasiva e onnipresente. Nel film l’ipnosi diventa manipolazione, un metodo necessario per tirare fuori le idee dalla mente (e per mettercele). Il regista torna al noir (come lo era il suo film d’esordio, Piccoli Omidici tra Amici) e costruisce immagini che grondano erotismo e sangue. James McAvoy è l’impiegato di una casa d’aste che, d’accordo con Vincent Cassel, mette a punto il furto di un Rembrandt. Tutto fila liscio, almeno finché McAvoy non batte la testa, provocandosi una commozione cerebrale che gli farà dimenticare 1) dove ha messo il dipinto 2) le vere ragioni del furto. Comincia così Trance, per poi sprofondare in un labirinto psichedelico dove chi muore può anche tornare e chiunque è pronto a tutto pur di riempirsi le tasche e tenere salva la pelle.

Trance - Rosario Dawson

Rosario Dawson “a luci rosse”

Rosario Dawson come mamma la ha fatta
Dottoressa dell’ipnosi con indosso tailleur e gonna e un’espressione troppo seria. E’ passata poco più di un’ora nel film e la macchina da presa di Danny Boyle scivola sul suo corpo, immortalandolo come se dovesse scendere da una montagna. Completamente nuda. Bellissima come lo era in Alexander ed erotica come ne La Venticinquesima Ora – come dimenticarla nei panni di Naturelle, con quel neo sopra la bocca e quel magnifico abito argentato sulla pista da ballo? – Trance sviscera ulteriormente le potenzialità sensuali della Dawson e Boyle – rimasto personalmente stregato dall’attrice con cui ha avuto una breve storia – la trasforma in una femme fatale. Improvvisamente questa fragile dottoressa viene coinvolta direttamente alla centralina del subconscio del protagonista. Superando immediatamente il punto di non ritorno.

Trance - Vincent Cassel

Vincent Cassel… nell’altra mano ha un bazooka!

Duello nel labirinto della mente
Da una parte lo scozzese mingherlino con la faccia del bravo ragazzo. Dall’altra il francese elegante e in grado di trasformarsi in un cane rabbioso in una manciata di secondi. Uno contro l’altro in Trance. L’ex eroe di Wanted e X-Men sta cercando personaggi sempre più pericolosamente vicini alla linea di demarcazione in cui bianco e nero si confondono. E’ così che la sua aura da bravo ragazzo può facilmente diventare un inganno. Al contrario il “Signor Bellucci” abbandona per una volta i ruoli da psicopatico per infettare di umanità la mente criminale del suo personaggio.

Trance - Danny Boyle

McAvoy: “Danny, ti serve una pistola?”

Loving Danny Boyle
Trance è forse il film più interessante di Danny Boyle dai tempi di 28 Giorni Dopo. Si ha la sensazione che il regista abbia voluto prendere una boccata d’aria fresca per distaccarsi dalla “prigione narrativa” e affidarsi totalmente alla sperimentazioni di immagini tanto cupe quanto sensuali. Ce ne sono parecchie memorabili, alcune di queste sono davvero estreme: come quella di Vincent Cassel con il volto spappolato e tagliato a metà. E che continua a parlare come se niente fosse accaduto. Come tutti i lavori precedenti del regista anche Trance richiede una seconda visione: dopo una prima parte lineare tutto diventa adrenalinico e allucinato, e allo spettatore viene richiesto lo stesso ritmo di attenzione. Questa virata di 180 gradi è un tocco onnipresente nella filmografia di Boyle, che a volte ha funzionato (28 Giorni Dopo) altre volte meno (Sunshine). In Trance l’effetto è così potente che dopo due ore in cui il regista ci accompagna nell’oblio, si riesce anche a lasciare la sala con un sorriso tra le labbra.

Top Five: i migliori film di Danny Boyle

Sunshine - Cillian Murphy

5 – Sunshine (2007)
Se vi sveglierete una mattina e sarà un a giornata insolitamente bella, saprete che ce l’abbiamo fatta” – Gli occhi di Cillian Murphy per affrontare l’oblio. Lo vediamo nei panni di uno scienziato che attraversa lo spazio per piantare una bomba nucleare all’interno del sole e riattivarlo. Niente andrà come previsto. Uno degli sci-fi più interessanti del nuovo millennio. Boyle esplora per tre quarti spiritualità e religione, senza mai abbandonare tensione e spettacolo. Peccato per quel filnale horror e confusionario.

Millions

4 – Millions (2004)
Due ragazzini orfani trovano una valigia piena di soldi. Inseguiti da criminali, finiranno per cambiare davvero il mondo. I sogni diventano realtà e i miracoli accadono nel film in cui il regista di Manchester mette la macchina da presa ad altezza di bambino. Toccante e coraggioso, Millions è ad oggi il film più sottovalutato di Boyle, e il più amato dallo stesso regista.

127 ore - James Franco

3 – 127 ore (2010)
“Lunga ed impervia è la strada che dal buio si snoda verso la luce”, diceva Milton in Paradiso Perduto. 127 ore è proprio questo. Nel raccontare la disavventura di Aaron Ralston (meravigliosamente interpretato da James Franco), Boyle passa dall’inferno per arrivare al paradiso. Un uomo ammanettato alla morte tra le montagne dello Utah. Una storia vera, di solitudine e seconde occasioni.

Trainspotting

2 – Trainspotting (1996)
Lanciato come “Arancia Meccanica del 2000” – della serie il marketing è il male del mondo – l’adattamento del libro di Irvine Welsh è una pietra miliare di fine millennio. Con personaggi che sono rimasti, uno per uno, nella memoria cinematografica. Ewan McGregor è diventato una stella. Robert Carlyle è diventato il più grande attore scozzese esistente. Conosciamo i monologhi di Renton a memoria, ci innamoriamo di Edimburgo per poi respingerla nel più brutale degli incubi che diventano realtà. E alla fine, insieme a Renton, scegliamo la vita. Presto dovrebbe arrivare un sequel.

28 giorni dopo

1 – 28 Giorni Dopo (2002)
Non sono zombie, sono infetti!” Questa è la frase che Danny Boyle ha usato più di tutte per correggere la dicitura dei suoi mostri. Un cult, questo è 28 Giorni Dopo, liberamente ispirato a Io sono leggenda di Richard Matheson. Impossibile dimenticare i primi venti minuti in una Londra marcia, senza anima viva, distrutta dall’apocalisse. Le immagini grondano paura. E da lì a poco la paura arriva davvero. Da vedere e rivedere. Sequel mai all’altezza dell’originale.


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