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Zach Braff: “Prima di morire voglio il fisico di Brad Pitt”

Posted marzo 4, 2013 by Pierpaolo Festa in Culture

Londra

Sono le dieci del mattino e Zach Braff é seduto davanti a me con una Red Bull in mano nella hall di un grand hotel a un passo da Oxford Street. L’occasione è la première europea de Il grande e potente Oz, mega-produzione Disney (200 milioni di dollari) diretta da Sam Raimi, in Italia dal 7 Marzo. Quella che gli americani definirebbero una “slam dunk”, ovvero una schiacciata per il successo sicuro (nel 2010 Alice in Wondeland, altrettanto costoso, ha incassato oltre 1 miliardo di dollari in tutto il mondo). Se questo film ha un cuore, allora è rappresentato da Braff, spalla comica del protagonista James Franco. Nella prima parte in Kansas lo vediamo in carne e ossa, per poi subire la metamorfosi digitale in scimmia parlante (e volante) una volta arrivati nel regno dei mattoni gialli. “Indossavo un pigiama blu e recitavo davanti a James – racconta l’attore – Sam Raimi ha voluto creare un legame concreto di amicizia tra noi due in modo che il pubblico potesse beneficiarne. Dopo pochi giorni eravamo come due compagni di viaggio”.

Zach Braff nei panni di J.D. in Scubs

Zach Braff nei panni di J.D. in Scrubs (2001-2010)

L’intervista con l’ex J.D. di Scrubs procede in esplorazione di questa sua avventura in casa Disney, passando per la sua esperienza come regista di La mia vita a Garden State, il ricordo ossessivo di Natalie Portman e il suo futuro da regista. Di tanto in tanto capita che l’attore passi da zero a cento in una manciata di secondi dando via libera al suo humour che definisce “inglese”: “Mi sento molto europeo. Non è un caso che Scrubs abbia avuto più successo qui che negli USA”. L’aneddoto migliore ha a che fare con Tyler Durden, una palestra e il tizio che interpreta Terminator: “Vi racconto di quella volta che mi sono iscritto in palestra e davanti all’ingresso mi sono imbattuto in Arnold Schwarzenegger. Non credo che lui mi abbia riconosciuto, all’epoca era governatore ed era circondato da guardie del corpo. Mi ha salutato dicendo qualcosa tipo ‘Buongiorno cittadino!’” (lo imita con l’accento austriaco).

Per prepararmi al film, sono andato allo zoo a vedere le scimmie: ne ho viste due che facevano sesso e così ho chiesto a Sam Raimi “Posso farlo anche io?”

Come hai reagito?
Non ho avuto il tempo di pensare. Lui si è avvicinato a me dicendo: “Pronto a lavorare sodo? Come mai sei qui?”. Gli ho detto che volevo avere un corpo come quello di Brad Pitt in Fight Club. Mi ha risposto: “Quella è tutta dieta. Devi mangiare tante carote”. A quel punto ero già in adorazione, pensavo a me con quel fisico e intanto nel mondo reale Arnie si era già volatilizzato. Naturalmente quando sono arrivato a casa, ho iniziato a ingozzarmi  con quelle maledette carote!

Questa su Brad Pitt in Fight Club sembra un’ossessione…
(Esita un attimo) Cosa posso dire? Ho una cotta per Brad Pitt in quel film. Sono rimasto molto colpito dal suo fisico asciutto e tonico. Prima di morire mi piacerebbe essere come lui.

Non preferiresti diventare un eroe action come Schwarzy?
Be’ non è ancora capitato ma non vedo l’ora che qualcuno mi chieda di distruggere una montagna con un UZI.

Zach Braff creatura digitale in Oz

Al fianco di James Franco in versione “scimmia digitale” ne Il grande e potente Oz

Parliamo de Il grande e potente Oz: si tratta di un film che si rivolge soprattutto ai più giovani. Se fossi un ragazzino di nove anni cosa ameresti di questo film?
L’avventura. Senza dubbio il film è un viaggio sulle montagne russe con il 3D che spinge il tutto oltre il limite. Ho deciso di farlo per Sam Raimi. Era la prima volta che partecipavo a una mega-produzione di Hollywood e sono rimasto molto colpito dall’intimità che Sam riesce a creare sul set. Il nucleo della produzione è rappresentato dal suo grande cuore. Ho fatto di tutto per lavorare con lui.

Non vedo l’ora che qualcuno mi dia una parte alla Arnold Schwarzenegger in cui distruggo una montagna con un UZI

A proposito di “fare di tutto”. Sei un attore di metodo? Qual è la cosa più folle che hai fatto per prepararti al ruolo?
Sono andato allo zoo di Detroit a vedere le scimmie. Vi giuro che quando sono arrivato davanti alla loro gabbia, ne ho viste due che facevano sesso. Ho scattato una foto e l’ho mostrata a Sam dicendo: “Posso farlo anche io? Posso avere una scena di sesso nel film con una delle streghe?”. E Sam: “Adesso no. Magari nel sequel”.

Eri tranquillo come Raimi quando hai girato La mia vita a Garden State oppure battevi la testa al muro totalmente vinto dall’ansia?
Ero stressatissimo. Avevo tanta di quella pressione addosso. Sono certo che anche Sam sia stato stressato sul set di Oz, ma era bravo a nasconderlo. Di certo io non sono così: non ho la calma per indossare giacca e cravatta sul set alle due del mattino come fa lui.

Però tu avevi Natalie Portman sul set…
Ok, lo ammetto: Natalie calmerebbe chiunque.

La mia vita a Garden State

Con Natalie Portman in La mia vita a Garden State (2004)

Dopo Garden State ti sei fermato. Come mai non hai continuato a dirigere?
Non lo ho fatto per il cinema, ho diretto in TV. La verità è che all’epoca è stato difficilissimo trovare soldi per produrre La mia vita a Garden State. Tutti continuavano a dirmi no, finché non ho trovato qualcuno che aveva una cotta per Natalie e che ha scommesso su di me. Ho riscosso successo con quel film e c’era tanta gente a Hollywood pronta a garantirmi qualunque budget se solo avessi fatto lo stesso film ancora e ancora. Non ci ho mai creduto né ero disposto a farlo. Voglio solo seguire i miei istinti da regista e spero che il 2013 sia l’anno del mio ritorno.

Quindi hai un nuovo progetto tra le mani?
Sì, una sceneggiatura che ho scritto con mio fratello. Sto mettendo insieme il cast. Io dirigerò e reciterò. Speriamo di girarlo la prossima estate: è la storia di un aspirante attore che non riesce a sfondare. Sua moglie è quella che porta i soldi a casa, ma non possono permettersi una scuola decente per i loro bambini. A quel punto lui si offre di fare da insegnante ai figli direttamente a casa. Il problema è che quest’uomo è tutt’altro che un accademico. Piuttosto un hippie alla Lebowsky che ama fumare erba. E’ una commedia divertente con un protagonista che impara a essere un uomo migliore, un padre migliore e un marito migliore.

Una commedia che però riflette su temi seri…
Esatto. Una “Melancomedy”. Amo questa parola perché indica il mio genere preferito: una storia potenzialmente deprimente durante la quale, però, si ride. Questo è decisamente il mio stile.

Sempre per quanto riguarda il genere “melancomedy”, alcuni anni fa hai interpretato il remake di un celebre film italiano
Sì, L’ultimo bacio. Ho amato il film di Muccino, per questo ho deciso di interpretare il remake. Volevamo fare una versione nostra, ma non abbiamo avuto fortuna perché gli americani hanno difficoltà a confrontarsi con il tema dell’infedeltà. Probabilmente voi italiani siete in grado di digerirlo meglio!

Nel remake de L'ultimo bacio

Con Rachel Bilson in the Last Kiss (2006)

Forse sì, ma The Last Kiss non è stato visto nemmeno troppo in Italia…
Invece ve lo consiglio. Soprattutto per le mie scene di sesso con Rachel Bilson.

La colonna sonora de La mia vita a Garden State ha spopolato: la musica è la tua seconda passione?
A dire la verità, non ne so granché di musica. Tutti pensano che io sia un esperto perché ho vinto un Grammy. Quello era un premio vinto per la migliore compilation. Forse sono bravo in questo: scegliere i brani giusti per sottolineare le emozioni al momento giusto. La verità? La gente ama la colonna sonora di quel film perché quando la ascolta pensa immediatamente a Natalie Portman mentre balla a rallentatore davanti al camino.


Il grande e potente Oz, in uscita il 7 marzo, è distribuito da The Walt Disney Company Italia. Qui il sito ufficiale del film.


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Pierpaolo Festa


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